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    August 31

    La favolosa, tragica, comica vita di Alice

                                                                                                    

    Ok, mi chiamo Alice e sono certa che da questa storia non ne caverete davvero nulla di buono. E’ una storia come tante e oltretutto mi sento anche alquanto in imbarazzo a parlare della mia vita personale, tanto più che per natura sono timida, riservata e di solito sto muta come un pesce (d’altro canto la scelta del mio nome non è stata poi così casuale se ci pensate!). Ok, allora sono Alice e sono nata il primo di Aprile del 1977, così i miei genitori hanno avuto la brillante idea di darmi il nome di un pesce, proprio il giorno del pesce d’Aprile. Sembra uno scherzo vero? Beh, vi anticipo che questa è la cosa meno ridicola che mi sia capitata in tutta la vita e tra un po’ sono certa che mi darete ragione.

    Ma cominciamo dall’inizio. Sono nata a New York da genitori italiani, ho fatto l’Università (Yale), un corso di specializzazione in marketing della moda(Marangoni)  e poi ho cominciato a lavorare a New York per Vogue, direzione Marketing quindi ho fatto carriera (leccando culi più pelosi di quelli degli orsi) e sono finalmente arrivata a Milano. Credevate che me l’avessero regalato questo lavoro, vero? No! Me lo sono guadagnato a suon di colpi bassi e sgambetti, lottando con le unghie e con i denti. Ed ora? Ad un tratto non m’interessa più nulla. Né i miei abiti Gucci, né la mia collezione di borse di Mark Jacobs, neppure la mia adorata camera dalle 1200 paia di scarpe. Nulla. Mi resta solo il pensiero, ormai ossessivo, che sono single e credo che ci resterò a vita.

    L’altra notte ho sognato che avevo circa cento anni e vivevo sola in una bicocca sperduta lontana da tutto e da tutti insieme ad un centinaio di gatti che miagolavano di continuo. Ad un certo punto bussano alla porta. Era il postino. Un ragazzo affascinante sui quarant’anni. Capelli brizzolati, alto, dallo sguardo profondo. Vestiva un’uniforme da marine. Gli apro la porta per andargli incontro ma lui inorridisce dei miei capelli bianchi, arruffati ed incolti, delle mie rughe profonde sul volto e di quei cazzo di animaletti inutili che continuavano a saltarmi addosso da tutte le parti. Il postino si volta e scappa via, senza neppure lasciarmi la posta. Mi sveglio allora di soprassalto col fiatone e il cuore in gola, mi tocco il viso e scopro che la crema antirughe da notte di givenchy funziona ancora e ho la pelle come una pesca. Mi guardo attorno e c’è il mio loft illuminato dalla luce di un mattino sereno e soleggiato. Scivolo via delle mie lenzuola bianche di seta e mi butto sotto una doccia calda che spara acqua nebulizzata. Il doccia schiuma di Helena Rubinstein mi lascia la pelle fresca e profumata. Uno sguardo al telegiornale delle sette (Sky tg 24), un caffè americano fumante, 30 grammi di cereali fitness di Nestlé in 120 ml di yogurt magrissimo Vitasnella e sono pronta per una nuova giornata di lavoro. Indosso un abito di Gucci, un filo di maquillage Chanel e passa il pick-up a scarrozzarmi fino all’ufficio. Entro nella mia stanza, verso 10 gocce di xanax nel bicchiere e lo bevo con la spremuta d’arancia Santal. Spezzo in due una compressa di Daparox e ne ingollo mezza. Altro sorso di spremuta. Ok, sono pronta per il lavoro. E’ giovedì e alle 19:30 devo passare dal mio psicanalista, quindi ho poco tempo, devo fare in fretta. Accendo il PC e via con Facebook! Finalmente al lavoro. “Vediamo chi ha chiesto la mia amicizia”. E’ questo il pensiero che mi tormenta ogni mattina entrando in ufficio, sarà quello giusto? Irene: donna àignora; Claudia: donna à ignora; Luca Maglio: uomo gay à ignora; Paolo Scacchi: Uomo figo à accetta! Che soddisfazione quando compare quella favolosa scritta: ora Alice Sgrella e Paolo Scacchi hanno stretto amicizia. E’ sempre una nuova emozione leggere questa frase, sembra preludere a qualcosa tipo ora Alice e Paolo sono uniti per la vita. All’inizio era solo un gioco, poi ci ho preso gusto ma era solo uno scherzo, ora è una dipendenza! è una cosa seria perché di dipendenze ne ho già troppe: lo shopping compulsivo, nicotina, caffeina, lavoro, sesso, benzodiazepine, antidepressivi, il mio psicanalista e non so che altro ancora...

    Sono entrata nel trip di facebook e non riesco a calarmene più fuori. Vi racconto qualche storia di gente così conosciuta, sapete com’è, amici di amici:

    Ho una certa predilezione per i giovani alti e allampanati, specie se portano i capelli pettinati verso l’alto e un po’ disordinati. Ne conosco uno e, dopo aver indagato sulla sua sanità mentale (sono diventata espertissima a individuare patologie latenti), lo invito a casa per cena. Quando arriva, lo accolgo con un Aperol Sprizz che è la mia specialità: “No, gli alcolici fanno ingrassare e poi non posso assumere zuccheri” un po’ delusa, decido di passare al piatto forte: “vuoi una piadina fatta in casa?” – “no, non mangio carboidrati!”; “bene, allora ti faccio una fetta di Praga ai ferri!” – “No! Troppi grassi!” e così dicendo le sopracciglia gli si congiungono con la nuca mente gli occhi vengono fuori dalle orbite. “Ok, ma allora ti preparo una bistecca di roast beef alla griglia?” – “no, con la dieta dissociata le proteine solo a pranzo!”. Lo vedo compiacersi nel fornirmi tutte quelle spiegazioni alimentari mentre ad un certo punto mi accorgo che quell’aria di familiarità che mi ispirava quando l’avevo visto all’inizio, derivava dalla sua incredibile somiglianza con la scopa con cui di solito spazzo casa: stessa filiforme corporatura emaciata, stessa spazzola scapigliata sulla testa. Così, afferrandogli quelle schegge di legno rattrappite che si ritrovava per mani, gli dico, mossa veramente alla commozione: “è sorprendente come tu sia riuscito a nutrirti in tutti questi anni!”

    Bilancio della serata: una bottiglia di aperol (€ 12); prosecco di Valdobbiadene (€ 8); Bicchieri da cocktail (€ 25 set da 6 pz); farina (€ 1), lievito (€ 0,25), olio extravergine di oliva, 400 g di Praga (€ 10) e 500 g di roast beef (€ 14) finiti direttamente nella pattumiera insieme ad un’intera scatola di fazzolettini di carta bagnati dalle lacrime copiosamente prodotte per la pena di un uomo ridottosi al fantasma di se stesso.

    Pazienza, non demordo. Cerco ancora ragazzi alti, allampanati, magari leggermente un po’ più corpulenti dell’ultimo e che, almeno a tavola, possano farmi compagnia. Incontro Luca, 28 anni, imprenditore. Riprovo con l’invito a cena e ancora presento il mio brevettato Aperol Sprizz. “No, guarda! Ho portato una cassa di Veuve Clicquot, ti spiace se pasteggiamo con questo?” un po’ imbarazzata gli rispondo “no, figurati! Ti ringrazio per il disturbo, non dovevi!” ma neppure il tempo di finire quella frase di rito, ecco che tira fuori una sperlunga di ostriche aperte che mi invadono il loft di un olezzo che avrei più che altro attribuito ad un ginepraio. Trattengo un conato di vomito e penso che il brasato  di asina al nebbiolo con polenta che ho impiegato ore a preparare non è più molto adatto allo stile pretenzioso dell’aperitivo.  Rievoco con dolore le ore passate dietro i fornelli, la sgradevole sauna che ne è derivata per non parlare del costo esorbitante dell’intera operazione.  Pazienza, la serata ancora deve partire, penso dentro di me. Lo invito a stendersi sul mio divano, peraltro appena lavato e profumato di lavanda, ed egli con fare assolutamente normale tira fuori dalla tasca un fazzoletto (che pareva più che altro una tovaglia), la stende sul divano e vi poggia sopra le sue beate chiappe foderate con un pantalone di Hermes mentre con un sorriso che gli percorre il volto da un capo all’altro si bea, sorbendo rumorosamente quei poveri molluschi e annaffiandosi con copiose aliquote di champagne. Naturalmente anche i flute li ha portati lui. Quando (non so davvero da dove) vedo tirargli fuori un dentice al forno fumante, con tanto di servizio in porcellana e posate di argento, comprendo di aver invitato in casa un parente stretto di Doraemon. Sul mio volto compare un vezzo che non saprei definire, lui appare felice di interpretare l’espressione sul mio volto come stupore ma non ha ancora ben capito che più che stupìta, mi sento un po’ stùpida! Vabbè, ognuno è fatto a suo modo e mi sforzo di apprezzare le sorprese. Arriva al sodo senza perdere tempo (ha una lisca rossastra di quel dentice ancora attaccata al mento) e a quel punto si abbassa pantaloni e mutande (anche quelle di Hermes), tirando fuori un oggetto tosto, lungo circa 8 cm, spesso non più di 8 mm, con una punta aguzza, sgraziata e dal colore vagamente verdastro. Ci metto un po’ a capire che è la sua verga, a me sembrava più che altro un fagiolino e allora non posso fare a meno di dire: “sei davvero incredibile, hai pensato finanche al contorno!”.

    Disillusa ma ancora curiosa mi affido nuovamente a questo meraviglioso strumento (facebook) ma stavolta mi lascio approcciare un po’ da tutti, la selezione la farò a posteriori. Mi contatta Andrea, che resta affascinato dalle cose che ho scritto (beh, vorrei ben dire! Per molti conoscere la differenza tra un congiuntivo e una malattia degli occhi è grasso che cola!). Guardo le foto e trovo subito un irresistibile curiosità per questo nuovo ragazzo. Ci accordiamo per vederci ma stavolta col cazzo che l’invito a cena, ce ne andiamo a bere qualcosa in un’enoteca. Alto quanto basta, maschietto e molto carino: prima impressione “me lo voglio fare!”. Quattro chiacchiere: mi eccita il suo modo di dire le cose, è originale e divertente. Il lavoro: fa il controller di processo (fico!). Musica: ama il rock/punk tipo Interpol, Placebo, killers… wow! Due bottiglie di vino rosso bevute in pochi sorsi e scatta l’invito a proseguire la serata da me.

    Musica di sottofondo (virgin radio è sempre un’alleata preziosa), luci soffuse, altro vino, scatta un bacio, poi un altro, poi una pomiciata di quelle stratosferiche. Toh, sono innamorata… :-D  lo guardo con due occhi che paiono quelli del tonno pinna gialla esattamente dopo la mattanza (non male per una che si chiama alice). Ci vediamo dopo 3 giorni e dopo centinaia di messaggi. Domenica pomeriggio, caffè, film accuratamente scelto per fare la fica intellettuale sul mio divano che odora di lavanda (sì, sono un po’ maniaca della pulizia!), tisane dal gusto accattivante, sono splendente come i vetri delle mie finestre (giuro che la smetto di fare la Desperate Huosewife). Inizia il pomeriggio: sorseggiamo l’infuso, parte il dvd, tempo 1-2-3 minuti e inizia un altro film di cui siamo noi i protagonisti. Per un attimo dimentico di essere una manager e comincio a pensare a me come ad una contorsionista perché sono letteralmente annodata a quel corpo che mi accanto, sopra, sotto, dentro… un po’ ovunque…

    No, non è una cosa volgare, è pura attrazione; sì, è pura chimica: flussi incontrollati di endorfine, adrenalina, serotonina, noradrenalina, dopammina… sì, sono drogata come in anestesia generale o sotto l’effetto di un trip allucinogeno… Lui mi dice che lo faccio impazzire, io resto incapace di proferire parole ma sento che quella sua confessione preme bramosa ed eccitata su di me… un po’ ovunque a dire il vero e anch’io sono sul punto di scoppiare… fuochi d’artificio dopo ore di reciproco stuzzicarsi… finiamo annichiliti da questa spontanea passione. Lui è cotto! Sembra una di quelle ostriche aperte della settimana precedente, mi confessa: “ma dove sei stata finora!”. Il mio sorriso sul volto in quel momento doveva molto ricordare quello di Meg Ryan in “Harry ti presento Sally” e se non riesco a dire nulla è solo perché dopo anni qualcuno è riuscito a lasciarmi senza fiato! Va via di casa che non riesce a distogliere lo sguardo languido dai miei occhi e distratto, finisce appunto per sbattere al muro fuori dal mio portone. “E’ fatta! Cazzo!” penso e beatamente mi godo un sonno da poppante. Giorni 1-2-3 (si dice che 3 sia il numero perfetto, no?) ed ecco che lo stuzzico, “allora, a quando?” - è un sms -. Risposta pressoché immediata, pareva che l’avesse scritta e lasciata in bozze da giorni: “eh, in questi giorni ci ho pensato e non è cosa!”. Io: “non è cosa, cosa?”. Lui: “non è scattata. Punto.”. Io “ma me lo dici così? Dopo quello che c’è stato mi aspettavo, non so, un po’ di rispetto?”. Lui: “porto rispetto a chi conosco e non ad una che ho visto per otto ore!”. Vedo il mio desiderio infrangersi come un bicchiere di vino rosso che cade per terra imbrattando il pavimento (torna la mia fobia per lo sporco!). Ok! Sono Marla Singer e mi trovo davanti a Tyler Durden e da “Harry ti presento Sally”, sono finita direttamente in “Fight Club”.

    Conclusione: “AVANTI IL PROSSIMO”

    Morale della favolta: “PER PIACERE, VISCONGIURO, NON MI FATE SCOGLIONARE!!!”