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...Luna Ossessiva Compulsiva...Free For Fantasy: Cultura POP e altre FRIVOLE-FREGNACCE...
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August 31 La favolosa, tragica, comica vita di Alice
Ok, mi chiamo Alice e sono certa che da questa storia non ne caverete davvero nulla di buono. E’ una storia come tante e oltretutto mi sento anche alquanto in imbarazzo a parlare della mia vita personale, tanto più che per natura sono timida, riservata e di solito sto muta come un pesce (d’altro canto la scelta del mio nome non è stata poi così casuale se ci pensate!). Ok, allora sono Alice e sono nata il primo di Aprile del 1977, così i miei genitori hanno avuto la brillante idea di darmi il nome di un pesce, proprio il giorno del pesce d’Aprile. Sembra uno scherzo vero? Beh, vi anticipo che questa è la cosa meno ridicola che mi sia capitata in tutta la vita e tra un po’ sono certa che mi darete ragione. Ma cominciamo dall’inizio. Sono nata a New York da genitori italiani, ho fatto l’Università (Yale), un corso di specializzazione in marketing della moda(Marangoni) e poi ho cominciato a lavorare a New York per Vogue, direzione Marketing quindi ho fatto carriera (leccando culi più pelosi di quelli degli orsi) e sono finalmente arrivata a Milano. Credevate che me l’avessero regalato questo lavoro, vero? No! Me lo sono guadagnato a suon di colpi bassi e sgambetti, lottando con le unghie e con i denti. Ed ora? Ad un tratto non m’interessa più nulla. Né i miei abiti Gucci, né la mia collezione di borse di Mark Jacobs, neppure la mia adorata camera dalle 1200 paia di scarpe. Nulla. Mi resta solo il pensiero, ormai ossessivo, che sono single e credo che ci resterò a vita. L’altra notte ho sognato che avevo circa cento anni e vivevo sola in una bicocca sperduta lontana da tutto e da tutti insieme ad un centinaio di gatti che miagolavano di continuo. Ad un certo punto bussano alla porta. Era il postino. Un ragazzo affascinante sui quarant’anni. Capelli brizzolati, alto, dallo sguardo profondo. Vestiva un’uniforme da marine. Gli apro la porta per andargli incontro ma lui inorridisce dei miei capelli bianchi, arruffati ed incolti, delle mie rughe profonde sul volto e di quei cazzo di animaletti inutili che continuavano a saltarmi addosso da tutte le parti. Il postino si volta e scappa via, senza neppure lasciarmi la posta. Mi sveglio allora di soprassalto col fiatone e il cuore in gola, mi tocco il viso e scopro che la crema antirughe da notte di givenchy funziona ancora e ho la pelle come una pesca. Mi guardo attorno e c’è il mio loft illuminato dalla luce di un mattino sereno e soleggiato. Scivolo via delle mie lenzuola bianche di seta e mi butto sotto una doccia calda che spara acqua nebulizzata. Il doccia schiuma di Helena Rubinstein mi lascia la pelle fresca e profumata. Uno sguardo al telegiornale delle sette (Sky tg 24), un caffè americano fumante, 30 grammi di cereali fitness di Nestlé in 120 ml di yogurt magrissimo Vitasnella e sono pronta per una nuova giornata di lavoro. Indosso un abito di Gucci, un filo di maquillage Chanel e passa il pick-up a scarrozzarmi fino all’ufficio. Entro nella mia stanza, verso 10 gocce di xanax nel bicchiere e lo bevo con la spremuta d’arancia Santal. Spezzo in due una compressa di Daparox e ne ingollo mezza. Altro sorso di spremuta. Ok, sono pronta per il lavoro. E’ giovedì e alle 19:30 devo passare dal mio psicanalista, quindi ho poco tempo, devo fare in fretta. Accendo il PC e via con Facebook! Finalmente al lavoro. “Vediamo chi ha chiesto la mia amicizia”. E’ questo il pensiero che mi tormenta ogni mattina entrando in ufficio, sarà quello giusto? Irene: donna àignora; Claudia: donna à ignora; Luca Maglio: uomo gay à ignora; Paolo Scacchi: Uomo figo à accetta! Che soddisfazione quando compare quella favolosa scritta: ora Alice Sgrella e Paolo Scacchi hanno stretto amicizia. E’ sempre una nuova emozione leggere questa frase, sembra preludere a qualcosa tipo ora Alice e Paolo sono uniti per la vita. All’inizio era solo un gioco, poi ci ho preso gusto ma era solo uno scherzo, ora è una dipendenza! è una cosa seria perché di dipendenze ne ho già troppe: lo shopping compulsivo, nicotina, caffeina, lavoro, sesso, benzodiazepine, antidepressivi, il mio psicanalista e non so che altro ancora... Sono entrata nel trip di facebook e non riesco a calarmene più fuori. Vi racconto qualche storia di gente così conosciuta, sapete com’è, amici di amici: Ho una certa predilezione per i giovani alti e allampanati, specie se portano i capelli pettinati verso l’alto e un po’ disordinati. Ne conosco uno e, dopo aver indagato sulla sua sanità mentale (sono diventata espertissima a individuare patologie latenti), lo invito a casa per cena. Quando arriva, lo accolgo con un Aperol Sprizz che è la mia specialità: “No, gli alcolici fanno ingrassare e poi non posso assumere zuccheri” un po’ delusa, decido di passare al piatto forte: “vuoi una piadina fatta in casa?” – “no, non mangio carboidrati!”; “bene, allora ti faccio una fetta di Praga ai ferri!” – “No! Troppi grassi!” e così dicendo le sopracciglia gli si congiungono con la nuca mente gli occhi vengono fuori dalle orbite. “Ok, ma allora ti preparo una bistecca di roast beef alla griglia?” – “no, con la dieta dissociata le proteine solo a pranzo!”. Lo vedo compiacersi nel fornirmi tutte quelle spiegazioni alimentari mentre ad un certo punto mi accorgo che quell’aria di familiarità che mi ispirava quando l’avevo visto all’inizio, derivava dalla sua incredibile somiglianza con la scopa con cui di solito spazzo casa: stessa filiforme corporatura emaciata, stessa spazzola scapigliata sulla testa. Così, afferrandogli quelle schegge di legno rattrappite che si ritrovava per mani, gli dico, mossa veramente alla commozione: “è sorprendente come tu sia riuscito a nutrirti in tutti questi anni!” Bilancio della serata: una bottiglia di aperol (€ 12); prosecco di Valdobbiadene (€ 8); Bicchieri da cocktail (€ 25 set da 6 pz); farina (€ 1), lievito (€ 0,25), olio extravergine di oliva, 400 g di Praga (€ 10) e 500 g di roast beef (€ 14) finiti direttamente nella pattumiera insieme ad un’intera scatola di fazzolettini di carta bagnati dalle lacrime copiosamente prodotte per la pena di un uomo ridottosi al fantasma di se stesso. Pazienza, non demordo. Cerco ancora ragazzi alti, allampanati, magari leggermente un po’ più corpulenti dell’ultimo e che, almeno a tavola, possano farmi compagnia. Incontro Luca, 28 anni, imprenditore. Riprovo con l’invito a cena e ancora presento il mio brevettato Aperol Sprizz. “No, guarda! Ho portato una cassa di Veuve Clicquot, ti spiace se pasteggiamo con questo?” un po’ imbarazzata gli rispondo “no, figurati! Ti ringrazio per il disturbo, non dovevi!” ma neppure il tempo di finire quella frase di rito, ecco che tira fuori una sperlunga di ostriche aperte che mi invadono il loft di un olezzo che avrei più che altro attribuito ad un ginepraio. Trattengo un conato di vomito e penso che il brasato di asina al nebbiolo con polenta che ho impiegato ore a preparare non è più molto adatto allo stile pretenzioso dell’aperitivo. Rievoco con dolore le ore passate dietro i fornelli, la sgradevole sauna che ne è derivata per non parlare del costo esorbitante dell’intera operazione. Pazienza, la serata ancora deve partire, penso dentro di me. Lo invito a stendersi sul mio divano, peraltro appena lavato e profumato di lavanda, ed egli con fare assolutamente normale tira fuori dalla tasca un fazzoletto (che pareva più che altro una tovaglia), la stende sul divano e vi poggia sopra le sue beate chiappe foderate con un pantalone di Hermes mentre con un sorriso che gli percorre il volto da un capo all’altro si bea, sorbendo rumorosamente quei poveri molluschi e annaffiandosi con copiose aliquote di champagne. Naturalmente anche i flute li ha portati lui. Quando (non so davvero da dove) vedo tirargli fuori un dentice al forno fumante, con tanto di servizio in porcellana e posate di argento, comprendo di aver invitato in casa un parente stretto di Doraemon. Sul mio volto compare un vezzo che non saprei definire, lui appare felice di interpretare l’espressione sul mio volto come stupore ma non ha ancora ben capito che più che stupìta, mi sento un po’ stùpida! Vabbè, ognuno è fatto a suo modo e mi sforzo di apprezzare le sorprese. Arriva al sodo senza perdere tempo (ha una lisca rossastra di quel dentice ancora attaccata al mento) e a quel punto si abbassa pantaloni e mutande (anche quelle di Hermes), tirando fuori un oggetto tosto, lungo circa 8 cm, spesso non più di 8 mm, con una punta aguzza, sgraziata e dal colore vagamente verdastro. Ci metto un po’ a capire che è la sua verga, a me sembrava più che altro un fagiolino e allora non posso fare a meno di dire: “sei davvero incredibile, hai pensato finanche al contorno!”. Disillusa ma ancora curiosa mi affido nuovamente a questo meraviglioso strumento (facebook) ma stavolta mi lascio approcciare un po’ da tutti, la selezione la farò a posteriori. Mi contatta Andrea, che resta affascinato dalle cose che ho scritto (beh, vorrei ben dire! Per molti conoscere la differenza tra un congiuntivo e una malattia degli occhi è grasso che cola!). Guardo le foto e trovo subito un irresistibile curiosità per questo nuovo ragazzo. Ci accordiamo per vederci ma stavolta col cazzo che l’invito a cena, ce ne andiamo a bere qualcosa in un’enoteca. Alto quanto basta, maschietto e molto carino: prima impressione “me lo voglio fare!”. Quattro chiacchiere: mi eccita il suo modo di dire le cose, è originale e divertente. Il lavoro: fa il controller di processo (fico!). Musica: ama il rock/punk tipo Interpol, Placebo, killers… wow! Due bottiglie di vino rosso bevute in pochi sorsi e scatta l’invito a proseguire la serata da me. Musica di sottofondo (virgin radio è sempre un’alleata preziosa), luci soffuse, altro vino, scatta un bacio, poi un altro, poi una pomiciata di quelle stratosferiche. Toh, sono innamorata… :-D lo guardo con due occhi che paiono quelli del tonno pinna gialla esattamente dopo la mattanza (non male per una che si chiama alice). Ci vediamo dopo 3 giorni e dopo centinaia di messaggi. Domenica pomeriggio, caffè, film accuratamente scelto per fare la fica intellettuale sul mio divano che odora di lavanda (sì, sono un po’ maniaca della pulizia!), tisane dal gusto accattivante, sono splendente come i vetri delle mie finestre (giuro che la smetto di fare la Desperate Huosewife). Inizia il pomeriggio: sorseggiamo l’infuso, parte il dvd, tempo 1-2-3 minuti e inizia un altro film di cui siamo noi i protagonisti. Per un attimo dimentico di essere una manager e comincio a pensare a me come ad una contorsionista perché sono letteralmente annodata a quel corpo che mi accanto, sopra, sotto, dentro… un po’ ovunque… No, non è una cosa volgare, è pura attrazione; sì, è pura chimica: flussi incontrollati di endorfine, adrenalina, serotonina, noradrenalina, dopammina… sì, sono drogata come in anestesia generale o sotto l’effetto di un trip allucinogeno… Lui mi dice che lo faccio impazzire, io resto incapace di proferire parole ma sento che quella sua confessione preme bramosa ed eccitata su di me… un po’ ovunque a dire il vero e anch’io sono sul punto di scoppiare… fuochi d’artificio dopo ore di reciproco stuzzicarsi… finiamo annichiliti da questa spontanea passione. Lui è cotto! Sembra una di quelle ostriche aperte della settimana precedente, mi confessa: “ma dove sei stata finora!”. Il mio sorriso sul volto in quel momento doveva molto ricordare quello di Meg Ryan in “Harry ti presento Sally” e se non riesco a dire nulla è solo perché dopo anni qualcuno è riuscito a lasciarmi senza fiato! Va via di casa che non riesce a distogliere lo sguardo languido dai miei occhi e distratto, finisce appunto per sbattere al muro fuori dal mio portone. “E’ fatta! Cazzo!” penso e beatamente mi godo un sonno da poppante. Giorni 1-2-3 (si dice che 3 sia il numero perfetto, no?) ed ecco che lo stuzzico, “allora, a quando?” - è un sms -. Risposta pressoché immediata, pareva che l’avesse scritta e lasciata in bozze da giorni: “eh, in questi giorni ci ho pensato e non è cosa!”. Io: “non è cosa, cosa?”. Lui: “non è scattata. Punto.”. Io “ma me lo dici così? Dopo quello che c’è stato mi aspettavo, non so, un po’ di rispetto?”. Lui: “porto rispetto a chi conosco e non ad una che ho visto per otto ore!”. Vedo il mio desiderio infrangersi come un bicchiere di vino rosso che cade per terra imbrattando il pavimento (torna la mia fobia per lo sporco!). Ok! Sono Marla Singer e mi trovo davanti a Tyler Durden e da “Harry ti presento Sally”, sono finita direttamente in “Fight Club”. Conclusione: “AVANTI IL PROSSIMO” Morale della favolta: “PER PIACERE, VISCONGIURO, NON MI FATE SCOGLIONARE!!!”
April 11 OnanismoLasciai che il mio dito seguisse il tuo profilo nella penombra e in quel buio fui accecato da un raggio di luce. Il mio dito segnava il disegno di ciò che la mia anima desiderava e sotto il segno lasciato nel vuoto dalla mia mano, il tuo corpo, per magia, si materializzava. Ecco il tuo naso, le labbra e il mento. Ad un tratto hai aperto i tuoi occhi e dal grigio di un buio tepore, l'azzurro di un cielo sereno ha pervaso la stanza di uno strano mistero. Quel raggio di luce era il tuo sguardo che ho visto perdersi incuriosito nel mio e nelle mille domande non fatte, ho trovato la risposta al dilemma di una vita. L’ho pensata, la risposta, e tu l’hai letta nella mia mente. Quel sorriso, vezzo inaspettato che ha animato il tuo volto, pareva dirmi “esatto! Hai indovinato!”. E allora l’azzurro di quegli occhi svelati dalle palpebre si è un po’ confuso con il bianco di una dentatura che ha aperto una strada nella quale mi sono in fine perso. Tra sapori esotici e confortevoli tepori, ho scoperto il ruvido accarezzarsi delle lingue umettate di giovane passione. Le tue labbra a fare da argini di quel fiume in piena che mi travolgeva di correnti violente ed io, navigatore incauto, mi sono lasciato andare ad un turbine potente nell’apnea di un bacio infinito. E’ così che dev’essere stato il Big Ben da cui tutto ha avuto origine, proprio come quel bacio, da cui per magia sono nate le tue braccia e mi hanno avvolto come una sciarpa. Così è nato quel busto che ora sostiene il mio petto. Così si è fatto quel bacino che ora collide col mio. Così ti son cresciute quelle lunghe gambe che ora sono intrecciate alle mie. Così ti sono fioriti i piedi che ora baciano i miei stessi. Così, come su uno specchio, sei nato tu, perfetta, sublime simmetria del mio corpo, misterioso e affascinante complemento della mia anima, suprema e superba fonte del mio piacere di uomo. Infinito è stato il tempo per crearti, subitaneo e improvviso è stato il tempo per scoprirti ed allora quel tempo si è fermato. Ci ha fatto scendere dalla giostra del mondo e lì fuori, nudi di ogni preconcetto ci siamo conosciuti. Ti ho dato un nome, ti ho dato un cuore, ti ho dato vita. E tu, creatura che senza di me non saresti mai nata, mi hai offerto la preziosa umiltà del tuo corpo che ho dipinto, che ho fatto mio per un attimo. Solo un momento. Solo un istante. Poi te ne ho fatto dono perché fossi tu a trarne piacere. Ti ho lasciato modo di scegliere e tu hai scelto me. Fermo. Immobile. Ho spento la luce tenue che m’avvolgeva chiudendo gli occhi. Mi sono rintanato in me stesso come un feto e allora ho atteso, lì fuori dal tempo, che fossi tu a scoprirmi. Che fossi tu, creatura mia, a crearmi. Mi sono annullato perché fossi tu a darmi la vita, perché fossi tu a darmi la forza. In quel piccolo cantuccio freddo, in quel punto indefinito nell’universo, lì, fesso e lasso come un uovo, ti mi hai schiuso e mi hai fatto tuo. Ecco il mio viso ricreato dal tuo desiderio, ecco il mio corpo disegnato dalla tua mano. Ecco la mia anima trasfusa dalla tua. Ecco il mio piacere attinto dal pozzo della tua fantasia. Ora ho un nome, me l’hai dato tu. Ora ho una vita, me l’hai data tu. Ora ho un cuore, sei stato tu a dargli la corda. E’ così, mano nella mano, ci siamo destati, vestiti l’uno del corpo dell’altro e ci siamo riaffacciati al mondo. Il tempo ci ha nuovamente accolto nel suo incedere e ora siamo qui, in questo letto, umidi dei nostri umori e pronti a vivere insieme come è sempre stato. Un’anima sola, un corpo solo. Giampi's TributeOggi non è il mio compleanno
e non è neppure un giorno speciale...
Questo non vuol dire che
non posso farmi un regalo
... Un tributo alla mia vita...
"I miei primi 31 anni"
September 27 Precari... Fashion Victims...Avete all'incirca trent'anni?
Avete terminato gli studi o state facendo quelle cose inutili come il dottorato di ricerca perché non avete da lavorare?
Vi barcamenate in un lavoro giusto per tirare a campare senza nessun genere di garanzia?
Bene, siete nel posto giusto: di seguito qualche prezioso consiglio!
Oggi c'è un gran dire e ridere sul precariato e sui precari ma cerchiamo di andare oltre le solite cazzate di cui qualche politico si riempie la bocca in occasione delle campagne elettorali (cioè 365 giorni l'anno)
Di seguito presentiamo
l'identikit dei due
più famosi esempi del caso:
Homo sapiens sapiens Homo Sapiens Sapiens
disoccupatus: Precarius Schiavus:
Età media anni: 27 - 33 Età media anni: 27 - 33
Altezza media: 175 - 185 cm Altezza media: 175 - 185 cm
Reddito annuo: N.D. Reddito annuo: 15.000 €
Hobbies: Musica, Video porno, Hobbies: Musica, Video Clip
Film, Internet, calcio Internet, Apreritivi Lavoro: Inviatore di Curricula Lavoro: Co.Co.Pro
Residenza: casa di mamma Residenza: monolocale in periferia
Segni particolari: cuffie dell' I-pod Segni patricolari: Ipersudorazione, Ansia
nelle orecchie e Panico, Stress, Tic vari
mutande griffate La comparsa di queste nuove specie di essere umano pare essere coincisa con l'avvento televisivo di programmi quali Drive in, Colpo Grosso, Pronto Raffaella e soprattutto Non è la Rai.
Si teorizza che tali influenze abbiano determinato la nascita di quella che i sociologi chiamano Generazione X come l'omonima trasmissione di Ambra Angiolini, che di questa nuova specie ne è la capostipite.
BENVENUTO PRECARIO!
E ricorda, l'accettazione del tuo stato è il primo passo verso la guarigione!
------SPAZIO PUBBLICITARIO----------SPAZIO PUBBLICITARIO --------- SPAZIO PUBBLICITARIO------
Per essere un PRECARIO alla moda la celebre rivista "Precarios' Health" suggerisce:
Chiedi consiglio al tuo farmacista di fiducia e anche tu diventerai un Precario Fashion Victim! Le informazioni contentute in questo posto sono frutto di una mente perversa e priva di alcun senno. Si prega di non tenerne conto!
September 26 LOS CAMPESINOS - Death to Los Campesinos!Beccatevi sto FLIPP di video...
La canzone mi fa IMPAZZIRE !!!
"If you catch me with my hands in the till
i promise, sugar, I wasn't try to steal,
I'm just swimming in copper
to smell and pretend like a ROBOT!"
September 25 Il faticoso mondo dei curricula!Mi chiedo come diavolo si faccia a fare un curriculum vitae che abbia una qualche possibilità di essere notato tra una montagna di altri curricula..
Ormai me li sogno anche di notte!!!
Inizialmente mi oriento sul template europeo e viene fuori qualcosa di questo tipo:
"OK" dico e, nuotando in quel lago di saliva (cfr. sopra), lo traduco in INGLESE e in FRANCESE (visto che con sti chiari di luna - e non blasfema - non mi resta che espatriare per poter campare), quindi vai con Acrobat reader ed ecco il... ...PDEFFFFFFFFFFFFE...!
Li mostro a miei colleghi stranieri e scopro che un template del genere è assolutamente obsoleto e che nessun selezioatore sprecherà mai tre secondi del suo prezioso tempo a leggere 5 pagine di curriculum! Sconfortato riduco tutto in una pagina, mi sforzo di trovare un layout efficace anche da un punto di vista grafico ed ecco pronta la nuova "english version ", TROPPO COOL, del mio CV:
Sono passati due mesi che preparo nuovi curricula e che continuo a perdere diottrie (
... allora penso (e sì talvolta capita anche a me) alla nostra amata Costituzione e dico:
"Se l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, vuol dire che prestissimo affonderemo giù a picco con essa!"
P.S.
Grazie Zio Silvio per quel milione di posti di lavoro che ci avevi promesso ma non ce n'è più bisogno perché quel milione di persone che lo stavano aspettando (il lavoro) nel frattempo sono morte chi di fame, chi di vecchiaia!!!! September 24 Bel paese di merda!Analizzando con spirito critico i dati che mi si prospettano innanzi circa la mia vita, non posso che giungere ad un'unica sconfortante, deludente conclusione che, ahimé, autocertifico come fosse la dichiarazione dei redditi, che pure, (e qui mi ripeto) ahimè, è altrettanto tristemente scarna.
Come posso descrivere questo mio stato d'animo in modo chiaro, succinto, efficace senza lasciarmi prendere dalla foga delle mie dita sulla tastiera di un pc?
"Want you please, please HELP me?" Bastaaaaaaaaaa!Mi dichiaro prigioniero scientifico!
Possibile che nessuno voglia finanziare questi progetti???? ROMANZO: LUNABLASFEMA - 7 GIORNI DI PIOMBOClicca qui per leggere la sinossi
Clicca sull'icona in basso per scaricare gratuitamente il romanzo:
Contattati: gianpiero.giannoccaro@gmail.com o lunablasfema@hotmail.com oppure lascia un commento al post. September 22 ROMANZO: Io, Luca, il Vecchio e quel Prosaico Poema che è la Vita (2008)Clicca qui per leggere la sinossi:
Clicca sull'icona in basso per scaricare gratis il romanzo:
Contattati: gianpiero.giannoccaro@gmail.com o lunablasfema@hotmail.com oppure lascia un commento al post. Urgono risposteGentile lettore del mio blog,
vorrei sottoporti una domanda:
"Ma secondo te quanto dovrei andare a farmi controllare il cervello da 1 a 10?"
Se la tua risposta è compresa tra 8 e 10:
"Secondo te sarebbe il caso di procedere con una lobotomia?"
Se no
"Conosci qualche santo cui possa votarmi e/o qualche guru indiano cui possa affidare la mia crescita spirituale?"
e infine:
"Quanto cazzo sto in crisi????" May 16 La battagliaNo, apprezzo la singolare capacità della vita di sorprenderti anche quando trascorri il tuo tempo cercando di evitare, appunto, spiacevoli sorprese.
E' tutta una strategia che inizia la mattina quando metti i piedi per terra e fai un compromesso con te stesso accordandoti il permesso di bere un veloce caffè e fumare una fugace sigaretta prima di metterti a pensare. La giornata è come una battaglia in cui sei solo a combattere contro il mondo, quindi devi bardarti con armature ed elmetti e procurarti un po' di ferri corti da tenere conservati lì dove serve. Ma presto ti accorgi che infondo non bastano affatto! Inizi a farti i conti in tasca e scopri che, nonostante tutto il tuo impegno, non solo non riesci a risparmiare un centesimo ma anzi, che non ti bastano i soldi neppure per mettere quella dannata benzina nella macchina. Vabbè, è il caro petrolio! Pazienza!
Ok, sei riuscito a racimolare venti euro che ti consentiranno di andare e tornare da Bari almeno per questa giornata. Come diceva Rossella O'Hara "Domani è un altro giorno".
Vai dal benzinaio che hai i soldi contati. Questi, nell'atto di eseguire le mansioni cui è preposto, non può fare a meno di notare che hai la ruota anteriore decisamente a terra. Ah, ecco perché sentivi così pesante lo sterzo! Cazzo! E dire che avevi cambiato tutte e quattro le ruote meno di un mese prima! Ricordi bene l'evento perché da quel giorno sei costretto a vivere con un solo rene, l'altro l'hai dato in permuta! Solo allora ti ricordi che il sabato precedente, mentre eri sbronzo, hai preso in pieno un 'isola di traffico tornando a casa dalla discoteca e lì per lì, non hai dato peso a quell'urto tremendo confidando nella robustezza della tua macchina (mai fidarsi di niente e nessuno). Torni allora dal gommista che, per antonomasia dovrebbe essere colui che la prende dal di dietro ma in realtà è un sodomizzatore di professione giacché non fai neppure in tempo a rivolgergli una parola che già ti ha inculato con un conto stratosferico. Vabbè, pazienza! Finalmente ti immetti sulla strada per bari con l'ansia di dover affrontare un'altra giornata di lavoro con un cazzo di capo che più che altro è una capa di cazzo! Ma infondo, ormai, ci sei abituato. Entri in ufficio, accendi il tuo pc portatile e scopri che ormai ha ceduto del tutto all'usura del tempo e si accende solo per mandarti, due secondi dopo, a fare in culo senza sapere neppure che l'hai già preso per bene dal gommista un paio d'ore prima e per la giornata è più che sufficiente! Niente, devi comprare un nuovo pc. Pazienza! Vai da Mediaworld, scegli un buon compromesso tra qualità e prezzo e torni a lavoro con il nuovo gioiellino ma con un occhio in meno, giacché anche quello l'hai dovuto dar via per far fronte alla spesa. Infondo sei felice, comprare un nuovo pc è un po' come fare un figlio... ti riempirà di gioie, verrà istruito a dovere, costerà una cifra di soldi di manutenzione e quando sarà sufficientemente "adulto" per darti una mano, ti lascerà col culo per terra. Ormai la storia la conosci bene. Vabbè, pazienza! Intanto goditi la creatura! Ok, fai appena in tempo a fare il back up della rubrica telefonica che ecco che il display del tuo cellulare Samsung super accessoriato, preso meno di un anno prima, decide di mettersi in sciopero a tempo indeterminato. Valuti la situazione: tenere il telefono rotto ti impedisce di leggere e inviare sms. Non si può vivere senza sms, forse senza ossigeno sì, ma non senza sms, garantito. Il telefono è ancora in garanzia ma occorre aspettare almeno tre settimane per la sua riparazione, nel frattempo moriresti sicuramente per complicazioni da crisi di astinenza. Hai bisogno di un nuovo telefono. Hai raccolto circa 1500 punti Vodafone One, con l'anticipo punti da 1500 puoi arrivare a 3000 punti e cogliere la promozione del Nokia 6120. Nessun rivenditore Vodafone One ce l'ha a pronta disposizione. Ok, non importa, un paio di giorni puoi anche aspettare ma non sai, che quei due giorni (il rivenditore non l'ha detto) conteranno 168 ore ciascuno, ossia in totale due settimane! Pazienza! Si fa sera e devi tornare a casa. Senti che in bocca quel dannato dente del giudizio sta facendo di nuovo i capricci e nell'indecisione di uscire o meno dalla tua gengiva, si diverte di tanto in tanto a rompere le palle. Tempo un ora e la bocca si gonfia come una palla e hai la sensazione che qualcuno si stia divertendo a prenderla a calci giacché quello è il dolore che senti. Pazienza! Qualche antibiotico e un antiinfiammatorio ti aiuteranno a risolvere il problema. Sei sulla strada diretto dal farmacista di fiducia quando, d'un tratto, entrano in sciopero tutti i fari della macchina, forse per solidarietà con il display del telefono, chissà! Non c'è prefetto che possa precettarli, semplicemente essi sono morti. E' buio pesto e per vedere di evitare un'altra isola di traffico sei costretto a usare i fari alti per la strada, sommando al malocchio che già certamente ti porti dietro, tutte le maledizioni dei poveri autisti che hai trovato davanti e che hai, tuo malgrado, accecato. Arrivi finalmente a casa, farmaci alla mano e con due escrescenze ossee che ti sono crescite sulla testa dopo tutti i "cornuto" che ti sei beccato nel viaggio di ritorno.
Sei finalmente in camera, decidi di chiamare il tuo amore per farti fare due coccole e scopri che non hai più un amore perché non hai risposto ad un sms ricevuto che non hai potuto leggere, cosa che ovviamente viene interpretata come una scusa. Bene, è ora di andare a letto e l'ultima cosa che ti viene di fare è dormire. Meglio non dormire più se la sveglia dev'essere l'esordio di una nuova battaglia! Il diavolo, attenti, è dietro l’angolo!Aveva l'odore aspro di chi suda acido da batteria. Quell'uomo era cattivo pure nell'odore. Certo, chiamarlo "uomo" sarebbe come fargli un complimento ma giuro che questo non è affatto nelle mie intenzioni! Solo che la sua persona non merita tanto impegno da indurmi a cercare l'epiteto che meglio d'altri lo rappresenti. Facciamo così, in questa sede lo chiamerò semplicemente "l'orso".
E sì, perché oltre ad essere discretamente maleodorante, costui è anche peloso come una cozza barese e grasso come il lardo di colonnata (solo che ne vale molto, molto meno). E come il lardo, di pura origina suina, anche egli è un porco di natura. Porco sarebbe un po' scortese (sebbene estremamente azzeccato), potremmo quindi dire "Verro" che poi è il maschio della scrofa, il maiale da monta. Purtroppo, però, le parole "maschio" e "monta" non sono esattamente adatte a lui e credo che, col suo stesso beneplacito, potremmo chiamare egli stesso una vera e propria "scrofa". Bene, che sia "l'orso", "il verro" o "la scrofa" il senso poi non cambia granché, resta il fatto che è un animale e non nel senso biologico del termine (il genere umano appartiene al mondo animale), no, lui è proprio una bestia.
Vi state chiedendo chi diavolo sia costui, eh? Non fosse altro che per evitarlo se dovesse capitarvi davanti! Beh, fareste bene!
Vi dirò soltanto che abita in un appartamento che pare il boudoir di un bassofondo parigino, un postaccio che egli spaccia finanche per ufficio, dove i colori sono tanti e tali che, chiunque dotato del più blando gusto estetico, rischierebbe la cecità a guardarlo per intero. Certo, non è che lui sia poi un belvedere, quindi forse si è circondato di tali mostruosi orpelli perché in tutto quel gigantesco obbrobrio il suo essere immondo potesse sembrare meno ripugnante. Se così è, i suoi calcoli sono stati errati giacché tutto quell’orrore pare addirglisi in modo tanto sorprendente che, se possibile, egli sembra ancora più brutto. Ricordo oggetti dall’aspetto esotico mescolati con altri dal sapore satanico. Ricordo quella roba ammassata che avrebbe fatto inorridire il più disordinato rigattiere. Mi tornano in mente quei quadri dal gusto anni ottanta (fintamente pop-art) che abbinati ad altre chincaglierie orientaleggianti, parevano rattristarsi per il luogo in cui erano costretti a stare.
Ma il peggio era lui, questo essere grottesco e senza gusto. Questo mostro dalle perverse velleità. Questo crudo e infame scherzo del destino. Mi disse “vieni, io sono generoso!”. Gli dissi “vado, a te preferisco la fame!”. Il diavolo non veste Prada, no, il diavolo veste una tunica taglia 66. Il diavolo ti inganna di lusinghe. Il diavolo è la bestia nel suo antro immondo. Il diavolo, se l’incontrate prendetelo a calci. Il diavolo, attenti, è dietro l’angolo. Il diavolo si spaccia per sceicco ma non ha cammelli, solo serpenti. Il diavolo ora ti conosco e ti combatto. Il diavolo, a te preferisco, invero, la luce. |
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